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Menzogna e verità

 

       

Come riconoscere la menzogna dalla verità                

 I volti della menzogna.

Gli indizi dell'inganno nei rapporti interpersonali, negli affari, nella politica, nei tribunali.

Nel suo magnifico saggio “filosofia della bugia” Andrea Tagliapietra scrive che la menzogna corrisponde alle aspettative di chi ascolta ed è, quindi, efficacemente in grado di trarre in inganno.

Da Paul EKMAN, massima autorità riconosciuta nello studio delle emozioni e delle comunicazioni non verbali esplora le numerose dimensioni della menzogna, dai caratteri distintivi del bugiardo di successo, alle ragioni che inducono tanti di noi a diventarne vittime, ed offre indicazioni chiare e dirette sui metodi per smascherare l'inganno.

Di seguito le linee guide di Ekman tratte dal suo libro:

  EKMAN "I volti della menzogna"

  EKMAN "I volti della menzogna"

L'ottima serie TV www.lietome.it ispirata a Ekman.

 

Maggio 2008 Studio Canadese tratto da Libero articolo di Roberto Manzocco

Fronte, labbra, occhi Quando mentiamo il volto ci tradisce
Dalle pupille dilatate alla bocca serrata: impercettibili espressioni facciali rivelano quanto siamo sinceri.
I bugiardi sono avvertiti: per quanto una persona sia brava a mentire e a dissimulare le sue vere emozioni, il suo viso finirà sempre per tradirla, lanciando agli interlocutori segnali inequivocabili. Lo sostiene Stephen Porter, un ricercatore della Dalhousie University (ad Halifax). Lo studioso canadese ha infatti dimostrato che, indipendentemente dalle emozioni che stiamo cercando di simulare o dissimulare, il nostro volto tende a manifestare inconsciamente le cosiddette micro-espressioni, cioè espressioni facciali di breve durata che rivelano i nostri veri sentimenti.
Tutto cominciò 126 anni fa, quando Darwin notò che le espressioni facciali vengono determinate dall'azione di molti muscoli diversi, i quali in alcuni casi non possono essere controllati consciamente; successivamente lo psicologo USA Paul Ekman diede inizio allo studio pionieristico delle espressioni facciali e delle micro-espressioni. Per quanto riguarda la ricerca di Porter essa ha preso in esame alcuni studenti, ai quali sono state mostrate immagini di molti tipi (raccapriccianti, paurose, gioiose e così via) ed è stato chiesto nel contempo di simulare emozioni diverse (paura, disgusto, felicità), collegate o meno con le foto in questione.
Lo scienziato ha così scoperto che, contrariamente a quanto affermava Ekman, le micro-espressioni possono durare quasi un secondo, cioè un intervallo di tempo sufficiente per consentire a un occhio opportunamente allenato di percepirle. A ciò bisogna aggiungere che, quando stiamo simulando una certa emozione, azioniamo muscoli che non attiveremmo se l'espressione in questione fosse sincera, e viceversa.
Vediamo dunque (a prescindere dalle micro-espressioni) alcuni dettagli del viso che bisogna osservare per scoprire se chi ci sta di fronte sta mentendo. Innanzitutto osserviamo la fronte: essa è la sede di alcuni muscoli espressivi che sono molto difficili da controllare volontariamente; quando proviamo una tristezza reale tendiamo a corrugare la pelle nell'area centrale e a sollevare gli angoli interni delle sopracciglia, e poiché pochi riescono a fare ciò di proposito, possiamo essere certi che l'emozione espressa è sincera. Se il nostro interlocutore sta stringendo le labbra (altro movimento difficile da controllare) cioè un segnale del fatto che sta soffocando un accesso di rabbia. Quando proviamo un'emozione forte (paura o rabbia) tendiamo automaticamente a dilatare le pupille e a sbattere le palpebre un po' più velocemente.
In genere le espressioni emotive durano poco (alcuni secondi), per cui se vediamo ad esempio che il nostro interlocutore fa un'espressione continuata di sorpresa che dura trai 5 e i 10 secondi (o più) essa è probabilmente falsa. Il sorriso viene spesso usato per mascherare un'emozione negativa, per cui è opportuno controllare che esso sia coerente con il resto del viso (ad esempio con l'espressione degli occhi e la contrazione dei muscoli degli zigomi). Infine c'è la questione dell'asimmetria; Ekman ha dimostrato che, a differenza delle espressioni emotive genuine, quelle false si manifestano in modo asimmetrico (cioè con un'intensità maggiore su uno dei due lati del viso).

TRISTEZZA
Quando proviamo una tristezza reale tendiamo a corrugare la pelle nell'area centrale della fronte e a sollevare gli angoli interni delle sopracciglia
RABBIA
Se una persona sta stringendo le labbra è un segnale del fatto che sta soffocando un accesso di rabbia. Quando proviamo un'emozione forte (paura o rabbia) tendiamo automaticamente a dilatare le pupille e a sbattere le palpebre più velocemente
ASIMMETRIA
Le espressioni false si manifestano in modo asimmetrico, cioè con un'intensità maggiore su uno dei due lati del viso
TEMPI
In genere le espressioni emotive alcuni secondi: se vediamo che il nostro interlocutore fa un'espressione continuata di sorpresa che dura tra i 5 e i 10 secondi (o più) essa è probabilmente falsa

 

10.10.2005
Bugiardi patologici
Uno studio illustra per la prima volta alcune anormalità cerebrali negli individui che mentono patologicamente

 

 

 Nietzsche: Su Verità e menzogna in senso extramorale

 

La visione umoristica della menzogna e della verità:

Ci sono due tipi di storie, quelle che sono vere e quelle che dovrebbero esserlo.

Quando uno si arrabbia vuol dire che l'oggettività della vita si stà infiltrando nella propria realtà e gli fa traballare le sue costruzioni mentali.
Se il tuo nemico spara balle, tu sparale più grosse, tanto chi vuoi che vada a controllarle.
Ti sei mai chiesta se le cose che vedi in te le hai viste veramente in un tempo lontanissimo della tua vita o le hai immaginate allora o le stai inventando adesso per un gioco infantile.
Faccia a faccia la verità viene fuori.
"Se non è vero perché lo dici?" "Per far effetto.".
Tu scoprirai la verità e la verità ti renderà libero. (Palazzo della CIA)
Se la verità non ti rende libero, allora menti.
"Decipi quam fallere est totius" (È più facile farsi ingannare che ingannare).
"È una bugia!" "Si, ma è così pittoresca.".
Chi può dire cos'è giusto o cos'è sbagliato. Ognuno ha dentro di sé la sua verità.
Non farmi domande così non ti dirò bugie.
Noi rispondemmo cose di cui come pensavamo potesse gioire.
Mendacem memorem esse oportet - conviene al bugiardo aver buona memoria. (Quintiliano)
Non ho mentito, ho solo partecipato volontariamente a una campagna di disinformazione.
 

Falsi ricordi
Spesso la memoria non distingue fra percezioni effettive e immaginazione

I falsi ricordi sono spesso oggetto di controversie fra gli scienziati, e la discussione riguarda anche la credibilità dei racconti dei testimoni durante un processo: secondo alcuni, infatti, si tratterebbe di memorie represse che si riaffacciano in superficie anni dopo un evento traumatico.
Poiché la memoria è imperfetta anche in circostanze ordinarie - la formazione, l’immagazzinamento e il recupero dei ricordi dipendono da molti fattori che possono influenzare questi processi -, è improbabile che una risposta univoca possa mettere a tacere queste controversie. Eppure, un gruppo multidisciplinare di ricercatori della Northwestern University è riuscito a scoprire nuove prove sull’esistenza dei falsi ricordi e di come si formano.
Lo studio, descritto in un articolo pubblicato sulla rivista “Psychological Science”, sfrutta le tecniche di risonanza magnetica per individuare come si forma il ricordo di qualcosa che non è mai accaduto. “Abbiamo misurato l’attività cerebrale - spiega lo psicologo Kenneth A. Paller - di persone che osservavano la foto di un oggetto o immaginavano altri oggetti che chiedevamo loro di visualizzare. Più tardi abbiamo chiesto ai partecipanti di discriminare fra quello che avevano visto realmente e quello che si erano immaginati”.
Molte delle figure visive che ai soggetti era stato chiesto di immaginarsi, in seguito sono state ricordate erroneamente come effettivamente osservate. “Riteniamo - afferma Paller - che le parti del cervello usate per percepire realmente un oggetto e per immaginarlo si sovrappongano. Pertanto, un evento vividamente immaginato può lasciare una traccia nel cervello molto simile a quella di un evento realmente sperimentato. Quando i ricordi vengono immagazzinati, che si tratti di oggetti percepiti o immaginati, vengono coinvolte alcune delle stesse aree cerebrali”.
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